giovedì 24 settembre 2009

Raffreddore a Parigi

Credo che tenere un blog significhi scriverci quello che ti capita, o sbaglio? Comunque quello che mi capita in questo momento è di avere il raffreddore a Parigi (e forse la tigna... ma su questa malattia "esotica" e "gattina" vi aggiornerò in seguito). Ieri ho potuto appurare che i bar parigini sono pieno di pazzi "più pazzi" di quelli che girano a Roma.
Ero con due vecchi amici di Erasmus (Ali et Romain) nel Marais e, quando siamo entrati in un bar dall'atmosfera rossa a prenderci del vino sud africano, Ali ha cominciato come sua abitudine (mi hanno detto) a parlare con chi capitava. E chi capitava era un ragazzo di nome Nils, ribattezzato Super Nils, che aveva bloccato un venditore di rose alla porta, facendo arrabbiate di molto il mio amico turco (e di conseguenza pro immigrati vendirose da trattare bene).
Super Nils, gonfiandosi il petto, ci ha subito spiegato la sua strampalata funzione sociale da avventore assiduo del locale: "Sono qui per difendere la gente, se tu hai un problema vieni da me. qui tutti devono stare tranquilli. se una ragazza come te vuole entrare da sola deve poterlo fare e io mi occupo (NDR: non richiesto) di che nessuno la disturbi. in questo bar si entra per conoscenza. tu conosci qualcuno e porti qualcuno che conosci. e se qualcuno emmerdeur...". "ma ce ne sono molti qui Niels?", gli ho chiesto. Lui ha confessato: "No", un pò dispiaciuto. è finita a grandi pacche sulle spalle Mon pote!
Super Niels ci ha affascinato, roscio, alto e vanitosamente prestante, aveva un cervello piccolo piccolo e modi teatrali da super eroe. mi ha voluto per forza presentare una ragazza italiana, Michela, che mi ha subito chiesto "ti ha presa dalla strada e portata dentro? no, eri già dentro? perché ogni tanto lo fa, prende qualcuno dalla strada e lo trascina dentro".
Michela mi ha fatto sentire ancor più depressa di tutti i miei amici che hanno scelto di rimanere in Francia e ora guadagnano in media due volte e mezzo il mio stipendio. "Lavori qui? NOOO!!!! In Francia ci sono più opportunità per una donna - mi ha detto - che in Italia te le scordi! Io non ci tornerei mai".
Però poi mi ha confessato che le ci sono voluti 13 anni per ambientarsi bene a Parigi, città difficile per la socializzazione. Rideva, comunque, la bella veneziana nel bar di fighetti circondato da conduttori di trasmissioni, direttori di reti televisive ed attori\autori\sceneggiatori sfigati.
la France c'est comme-çi, c'est plus facile!
dimenticavo, il nome del bar non lo ricordo, ma se ci entrate il barbuto oste vi offrirà viniscadenti ed esotici (tipo italiani o argentini) e controllerà che non siate liberi di fare niente... a me ha fatto togliere la borsa, il fazzoletto (quello che usavo per il raffreddore) e tutto quello che non fosse un bicchiere dal bancone. quando è uscito da dietro il tavolo aveva i pantaloncini corti e les espadrillas! Ulàlà!

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