La storia è sempre la stessa, eppure sempre drammaticamente sconvolgente: si prende la terra della “povera gente” a quattro soldi, se non gratis; la si “inzeppa” di rifiuti tossici, senza seguire nessuna regola, e poi si intascano i soldi delle mafie e pure dello Stato, mentre la “povera gente” muore di cancro, spesso senza nemmeno sospettarne i veri motivi. “Asso di monnezza” di e con Ulderico Pesce, in scena al teatro dell’Orologio di Roma da oggi fino al 24 gennaio denuncia proprio uno dei tanti esempi di questo scempio ambientale e umano che da anni si compie in Italia. E lo fa con le parole dialettali che escono dalla pancia dell’attore lucano, con la sua mimica gestuale e facciale commovente e profonda. Sembra arrivare dalla terra la sua supplica, quasi una nenia apotropaica recitata fino al “cielo” degli umani che distruggono ciò che toccano, trasformandolo, come Re Mida disperati, in spazzatura.
Teatro civile, quello messa in scena da Ulderico, che accompagna ad ogni suo spettacolo una denuncia e una proposta reale. Come in questo caso: gli spettatori sono invitati a firmare, all’uscita dello spettacolo o successivamente sul sito www.uldericopesce.com, una petizione affinché il reato ambientale diventi un reato penale e non più solo civile. “Oggi, in Italia- dice l’attore - si concretizza una vergogna: se si uccide o si ruba qualcosa si commette un reato punito penalmente, se si contamina il mare o la terra il reato non è punito penalmente ma nella maggior parte dei casi si risolve con un'ammenda pecuniaria”.
Anche in altri spettacoli Pesce aveva accompagnato la sua recita a una petizione: come in “FIATo sul collo i 21 giorni di lotta degli operai di Melfi”, dove chiedeva al pubblico di firmare per chiedere l’istituzione di un medico notturno in fabbrica e il rispetto degli accordi e dei diritti sindacali degli operai. O come in “Il triangolo degli schiavi”, alla fine del quale chiedeva di abrogare il reato di immigrazione clandestina, l’intera legge sull’immigrazione Bossi-Fini, di chiudere i Cpt e di introdurre leggi severe per chi riduce in schiavitù i migranti facendoli lavorare la terra per poche luride lire.
Asso di Monnezza parte da un disastro ambientale, come giù fatto nel precedente “Storie di Scorie: il pericolo nucleare italiano”. Il testo è stato scritto in base alla documentazione ufficiale della Magistratura italiana e al Rapporto ecomafie di Legambiente, molte delle indagini citate sono ancora in corso, e nello spettacolo si denunciano i Clan della Camorra, i funzionari delle Istituzioni pubbliche coinvolti e i titolari delle “finte” ditte di compost fertilizzante per l’agricoltura che sempre più spesso scaricano rifiuti tossici in discariche abusive o sulla terra agricola. Per dimostrare che la spazzatura è il vero asso nella manica della Camorra, oggi.
Lo spettacolo racconta la storia di Marietta, nata nella periferia di Napoli, a Pianura. Il balcone della sua casa si affaccia su una discarica di “monnezza” dove da 40 anni sono state sversate tonnellate di rifiuti, tra i quali 1000 tonnellate di liquidi chimici pericolosissimi provenienti dall’Acna di Cencio. La discarica e i suoi fumi tossici le hanno portato via tutta la famiglia, i genitori e una sorella stroncati da tumori.
Rimasta sola Marietta si sposa con Nicola e va ad abitare in una masseria agricola a Giugliano, alle porte di Napoli, dove presto arriverà un’altra discarica. Dopo un viaggio fatto a casa della sorella Marisa, nel quartiere Colli Aniene di Roma, dove si fa la raccolta differenziata porta a porta, Marietta decide di fare qualcosa. Torna a Giugliano, che come sempre è sommersa dai rifiuti e cerca, invano, di convincere le autorità a praticare gli stessi metodi scoperti nel quartiere di Roma. Non ricevendo risposte, comincia a praticare la raccolta differenziata porta a porta in assoluta autonomia e grazie all’aiuto dei figli Antonio e Vincenzo. Se Marietta ricicla la monnezza, il marito Nicola e l’altro figlio Cristian, inceve, la “nascondono”, nel senso che sono due malavitosi che smaltiscono, in cambio di molti quattrini, rifiuti industriali pericolosissimi provenienti dal Nord. Un conflitto familiare che rispecchia anche il conflitto di un intero Paese, diviso tra una società civile onesta che lotta per il bene del territorio e spesso è ignara di quanto accade, e una società “occulta” che lavora per il male del Paese, e ha come unico interesse il profitto personale.
domenica 17 gennaio 2010
sabato 16 gennaio 2010
Arriva il Papa
Una lettera aperta al Papa e alla cittadinanza. Così i Movimenti per il diritto all’Abitare della Capitale hanno risposto al rischio di sgombero del loro Presidio davanti all’Assessorato alla Casa di Comune di Roma. Sgombero programmato dalle forze di polizia per nascondere le tende del presidio, e le persone sfrattate, agli occhi del Santo Padre in visita alla Sinagoga di Roma domenica. Sabato pomeriggio i movimenti di lotta per la casa hanno organizzato un’assemblea pubblica e una conferenza stampa per denunciare ancora una volta il disagio abitativo in cui vivono migliaia di persone. Intenzionati a non “sbaraccare neanche se viene il Papa”.
Nella lettera i motivi del presidio: “Da 21 giorni centinaia di nuclei familiari in emergenza abitativa si trovano accampati e presidiano l’Assessorato alla Casa del Comune di Roma, attraversando così questo natale e queste festività di crisi. Molti di loro sono stati sfrattati, non sanno dove vivere e non hanno altra scelta, non possono più sopportare, di fronte ai licenziamenti ed alla precarietà, gli affitti ed i mutui alle stelle di questa città. Per questo, da tempo, stanno chiedendo al Sindaco di Roma un intervento consistente ed autorevole che porti fuori la capitale dall’emergenza in cui vive. (…). Ora in ragione della visita programmata del Santo Padre per la prossima Domenica alla Sinagoga, la questura di Roma vuole imporci di smantellare entro sabato 16, il presidio sinora autorizzato, mettendo avanti presunte ragioni di sicurezza, ma in realtà per nascondere agli occhi del Papa e del Paese, la testimonianza della cruda realtà dell’emergenza abitativa, simbolo delle contraddizioni sociali che affliggono la città di Roma. Dopo aver manifestato pacificamente, al freddo ed alla pioggia di questo inverno rigido, per chiedere al Sindaco Alemanno di non cancellare come annunciato circa 40.000 persone dalla graduatoria per l’assegnazione delle case popolari e per ottenere soluzioni vere e dignitose per noi e per tutti, non siamo disponibili ad accettare di tornare nell’invisibilità nascondendo i problemi sotto il tappeto; non possiamo accettare di farci trattare ancora una volta come polvere da rimuovere frettolosamente. Per questo chiediamo al Santo Padre di interessarsi alla vicenda e di riceverci. Di evitare che questa sua importante visita si macchi, anche indirettamente, di questa brutale e violenta chiusura”. Speriamo che qualcuno, dall’alto, li ascolti.
Nella lettera i motivi del presidio: “Da 21 giorni centinaia di nuclei familiari in emergenza abitativa si trovano accampati e presidiano l’Assessorato alla Casa del Comune di Roma, attraversando così questo natale e queste festività di crisi. Molti di loro sono stati sfrattati, non sanno dove vivere e non hanno altra scelta, non possono più sopportare, di fronte ai licenziamenti ed alla precarietà, gli affitti ed i mutui alle stelle di questa città. Per questo, da tempo, stanno chiedendo al Sindaco di Roma un intervento consistente ed autorevole che porti fuori la capitale dall’emergenza in cui vive. (…). Ora in ragione della visita programmata del Santo Padre per la prossima Domenica alla Sinagoga, la questura di Roma vuole imporci di smantellare entro sabato 16, il presidio sinora autorizzato, mettendo avanti presunte ragioni di sicurezza, ma in realtà per nascondere agli occhi del Papa e del Paese, la testimonianza della cruda realtà dell’emergenza abitativa, simbolo delle contraddizioni sociali che affliggono la città di Roma. Dopo aver manifestato pacificamente, al freddo ed alla pioggia di questo inverno rigido, per chiedere al Sindaco Alemanno di non cancellare come annunciato circa 40.000 persone dalla graduatoria per l’assegnazione delle case popolari e per ottenere soluzioni vere e dignitose per noi e per tutti, non siamo disponibili ad accettare di tornare nell’invisibilità nascondendo i problemi sotto il tappeto; non possiamo accettare di farci trattare ancora una volta come polvere da rimuovere frettolosamente. Per questo chiediamo al Santo Padre di interessarsi alla vicenda e di riceverci. Di evitare che questa sua importante visita si macchi, anche indirettamente, di questa brutale e violenta chiusura”. Speriamo che qualcuno, dall’alto, li ascolti.
martedì 12 gennaio 2010
Adotta un bambino napoletano
“Adotta un bimbo napoletano”. Il cardinale della città partenopea, Crescenzio Sepe, ha deciso di mobilitarsi per gli “scugnizzi” di strada con un’iniziativa di solidarietà “glocale”, come è stata definita, che oltre alle tante adesioni, però, ha registrato anche qualche polemica. “Con una donazione di trenta euro al mese i bambini poveri di Napoli potranno avere cibo e andare a scuola”, spiega il Cardinale, presidente della fondazione In nome della vita, promotrice dell’inusitata campagna dal titolo “Aiutami a crescere”.
La necessità dell’iniziativa partita a fine anno è dimostrata dai numeri: Sono oltre trecento le richieste di adozione dei bambini napoletani giunte finora alla Curia arcivescovile della città. Le famiglie bisognose e i bambini poveri saranno segnalati dalle parrocchie del territorio, e avranno la possibilità di avere, così, con un euro al giorno, non soltanto un’adeguata nutrizione, ma un’istruzione adeguata per i più piccoli. Come? È semplice: i fondi non saranno elargiti in denaro, ma in scarpe, vestiti, libri e cibo. E i bambini saranno seguiti nel loro percorso scolastico. “Lo scopo non è assistenzialistico - precisa il direttore della Caritas diocesana di Napoli, don Gaetano Romano - cercheremo di aiutare sia i bambini neonati che quelli in età scolare. La soglia di povertà dalle nostre parti è arrivata a un punto tale che i genitori hanno serie difficoltà anche a racimolare i soldi per acquistare il latte per i neonati”. L’iniziativa durerà oltre un anno e finora, grazie alla tradizionale asta di beneficienza che si è svolta il 29 dicembre, presieduta dal cantante Massimo Ranieri, sono stati raccolti ben 90mila euro. “Purtroppo il numero delle famiglie collocabili nella fascia della povertà è addirittura triplicato negli ultimi due anni – continua don Gaetano - oggi anche la famiglia che era moderatamente agiata sta subendo gli effetti della crisi. Ci sono i disoccupati, quelli sono in affanno per aver contratto un mutuo che non riescono più a sostenere”. Con i soldi raccolti sarà aperto anche un “banco alimentare per l'infanzia” che consentirà alle parrocchie di distribuire prodotti alimentari per i neonati.
L’iniziativa di solidarietà locale, però, non è piaciuta tanto ad Antonio Bassolino, nel cui blog si legge che “ai bambini di Napoli dovrebbe pensarci la Stato”. Sebbene le intenzioni del cardinale siano le migliori, secondo il Presidente della Giunta della Campania, con questa iniziativa più adatta al terzo che al primo Mondo, si rischia di fuorviare la cittadinanza della settima potenza industriale del Pianeta, distogliendo queste importanti richieste di aiuto dall’indirizzo del vero destinatario: lo Stato, appunto.
Alcuni movimenti di centro-destra, invece, hanno subito colto la palla al balzo, per “politicizzare”, più che “statalizzare” questa iniziativa, su internet infatti si legge: “Finalmente qualcuno pensa ai nostri bambini, piuttosto che a quelli degli extracomunitari”. Bisognerebbe ricordarsi di quando i bambini italiani, e non solo gli sciuscià di Napoli, elemosinavano allo straniero il pane che il loro governo non era riuscito a dargli, prima di parlare. E soprattutto prima di strumentalizzare un’iniziativa di solidarietà partita dal basso delle parrocchie, senza essere andati a vedere cosa fa realmente lo Stato in quel territorio e per quei bimbi: niente. A parte qualche briciola di “Welfare”, elargita qua e là sotto forma di sussidi ridicoli e mortificanti, briciole, invero, strappate alla Camorra che in quei luoghi rischia di essere l’unico “Stato sociale” realmente presente. Se non fosse, ogni tanto, per qualche iniziativa lodevole, sebbene strumentalizzabile, della Chiesa o della società civile.
La necessità dell’iniziativa partita a fine anno è dimostrata dai numeri: Sono oltre trecento le richieste di adozione dei bambini napoletani giunte finora alla Curia arcivescovile della città. Le famiglie bisognose e i bambini poveri saranno segnalati dalle parrocchie del territorio, e avranno la possibilità di avere, così, con un euro al giorno, non soltanto un’adeguata nutrizione, ma un’istruzione adeguata per i più piccoli. Come? È semplice: i fondi non saranno elargiti in denaro, ma in scarpe, vestiti, libri e cibo. E i bambini saranno seguiti nel loro percorso scolastico. “Lo scopo non è assistenzialistico - precisa il direttore della Caritas diocesana di Napoli, don Gaetano Romano - cercheremo di aiutare sia i bambini neonati che quelli in età scolare. La soglia di povertà dalle nostre parti è arrivata a un punto tale che i genitori hanno serie difficoltà anche a racimolare i soldi per acquistare il latte per i neonati”. L’iniziativa durerà oltre un anno e finora, grazie alla tradizionale asta di beneficienza che si è svolta il 29 dicembre, presieduta dal cantante Massimo Ranieri, sono stati raccolti ben 90mila euro. “Purtroppo il numero delle famiglie collocabili nella fascia della povertà è addirittura triplicato negli ultimi due anni – continua don Gaetano - oggi anche la famiglia che era moderatamente agiata sta subendo gli effetti della crisi. Ci sono i disoccupati, quelli sono in affanno per aver contratto un mutuo che non riescono più a sostenere”. Con i soldi raccolti sarà aperto anche un “banco alimentare per l'infanzia” che consentirà alle parrocchie di distribuire prodotti alimentari per i neonati.
L’iniziativa di solidarietà locale, però, non è piaciuta tanto ad Antonio Bassolino, nel cui blog si legge che “ai bambini di Napoli dovrebbe pensarci la Stato”. Sebbene le intenzioni del cardinale siano le migliori, secondo il Presidente della Giunta della Campania, con questa iniziativa più adatta al terzo che al primo Mondo, si rischia di fuorviare la cittadinanza della settima potenza industriale del Pianeta, distogliendo queste importanti richieste di aiuto dall’indirizzo del vero destinatario: lo Stato, appunto.
Alcuni movimenti di centro-destra, invece, hanno subito colto la palla al balzo, per “politicizzare”, più che “statalizzare” questa iniziativa, su internet infatti si legge: “Finalmente qualcuno pensa ai nostri bambini, piuttosto che a quelli degli extracomunitari”. Bisognerebbe ricordarsi di quando i bambini italiani, e non solo gli sciuscià di Napoli, elemosinavano allo straniero il pane che il loro governo non era riuscito a dargli, prima di parlare. E soprattutto prima di strumentalizzare un’iniziativa di solidarietà partita dal basso delle parrocchie, senza essere andati a vedere cosa fa realmente lo Stato in quel territorio e per quei bimbi: niente. A parte qualche briciola di “Welfare”, elargita qua e là sotto forma di sussidi ridicoli e mortificanti, briciole, invero, strappate alla Camorra che in quei luoghi rischia di essere l’unico “Stato sociale” realmente presente. Se non fosse, ogni tanto, per qualche iniziativa lodevole, sebbene strumentalizzabile, della Chiesa o della società civile.
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