“Adotta un bimbo napoletano”. Il cardinale della città partenopea, Crescenzio Sepe, ha deciso di mobilitarsi per gli “scugnizzi” di strada con un’iniziativa di solidarietà “glocale”, come è stata definita, che oltre alle tante adesioni, però, ha registrato anche qualche polemica. “Con una donazione di trenta euro al mese i bambini poveri di Napoli potranno avere cibo e andare a scuola”, spiega il Cardinale, presidente della fondazione In nome della vita, promotrice dell’inusitata campagna dal titolo “Aiutami a crescere”.
La necessità dell’iniziativa partita a fine anno è dimostrata dai numeri: Sono oltre trecento le richieste di adozione dei bambini napoletani giunte finora alla Curia arcivescovile della città. Le famiglie bisognose e i bambini poveri saranno segnalati dalle parrocchie del territorio, e avranno la possibilità di avere, così, con un euro al giorno, non soltanto un’adeguata nutrizione, ma un’istruzione adeguata per i più piccoli. Come? È semplice: i fondi non saranno elargiti in denaro, ma in scarpe, vestiti, libri e cibo. E i bambini saranno seguiti nel loro percorso scolastico. “Lo scopo non è assistenzialistico - precisa il direttore della Caritas diocesana di Napoli, don Gaetano Romano - cercheremo di aiutare sia i bambini neonati che quelli in età scolare. La soglia di povertà dalle nostre parti è arrivata a un punto tale che i genitori hanno serie difficoltà anche a racimolare i soldi per acquistare il latte per i neonati”. L’iniziativa durerà oltre un anno e finora, grazie alla tradizionale asta di beneficienza che si è svolta il 29 dicembre, presieduta dal cantante Massimo Ranieri, sono stati raccolti ben 90mila euro. “Purtroppo il numero delle famiglie collocabili nella fascia della povertà è addirittura triplicato negli ultimi due anni – continua don Gaetano - oggi anche la famiglia che era moderatamente agiata sta subendo gli effetti della crisi. Ci sono i disoccupati, quelli sono in affanno per aver contratto un mutuo che non riescono più a sostenere”. Con i soldi raccolti sarà aperto anche un “banco alimentare per l'infanzia” che consentirà alle parrocchie di distribuire prodotti alimentari per i neonati.
L’iniziativa di solidarietà locale, però, non è piaciuta tanto ad Antonio Bassolino, nel cui blog si legge che “ai bambini di Napoli dovrebbe pensarci la Stato”. Sebbene le intenzioni del cardinale siano le migliori, secondo il Presidente della Giunta della Campania, con questa iniziativa più adatta al terzo che al primo Mondo, si rischia di fuorviare la cittadinanza della settima potenza industriale del Pianeta, distogliendo queste importanti richieste di aiuto dall’indirizzo del vero destinatario: lo Stato, appunto.
Alcuni movimenti di centro-destra, invece, hanno subito colto la palla al balzo, per “politicizzare”, più che “statalizzare” questa iniziativa, su internet infatti si legge: “Finalmente qualcuno pensa ai nostri bambini, piuttosto che a quelli degli extracomunitari”. Bisognerebbe ricordarsi di quando i bambini italiani, e non solo gli sciuscià di Napoli, elemosinavano allo straniero il pane che il loro governo non era riuscito a dargli, prima di parlare. E soprattutto prima di strumentalizzare un’iniziativa di solidarietà partita dal basso delle parrocchie, senza essere andati a vedere cosa fa realmente lo Stato in quel territorio e per quei bimbi: niente. A parte qualche briciola di “Welfare”, elargita qua e là sotto forma di sussidi ridicoli e mortificanti, briciole, invero, strappate alla Camorra che in quei luoghi rischia di essere l’unico “Stato sociale” realmente presente. Se non fosse, ogni tanto, per qualche iniziativa lodevole, sebbene strumentalizzabile, della Chiesa o della società civile.
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