L'Associazione italiana per le Intercettazioni legali e l'Intelligence (Iliia), che riunisce 50 aziende impegnate nel supporto tecnologico delle attivita' tecnico/investigative della Polizia giudiziaria e delle Procure della Repubblica, denuncia "lo stato di crisi del settore" imputandolo ai "ritardati pagamenti" della Pubblica Amministrazione.
L'associazione invoca quindi l'"immediato intervento" del ministro della Giustizia Angelino Alfano "al fine di elaborare di concerto una soluzione allo stato di crisi a salvaguardia dell'occupazione del comparto e a garanzia della continuita' nello svolgimento delle attivita' tecniche di supporto alle funzioni investigative degli Enti di Polizia Giudiziaria, che rappresentano uno strumento imprescindibile per l'individuazione e la repressione dei reati".
Il debito di 500 milioni di euro contratto dal dicastero di via Arenula, secondo l'Iliia, "e' il risultato dell'accumulo di prestazioni nel settore intercettazioni fornite negli anni e non pagate, alcune delle quali risalenti al 2003: uno stato di insolvenza a cui non e' stato posto rimedio nonostante nel corso dell'ultimo anno l'associazione abbia puntualmente comunicato al ministero i dati reali sullo stato dell'indebitamento e abbia presentato numerose proposte per risolvere il contenzioso".
L'associazione precisa inoltre che "per quanto concerne le variazioni delle modalita' di pagamento decretate nel 2006, a cui non e' per altro corrisposta una ristrutturazione dei meccanismi di fornitura dei servizi e della gestione amministrativa delle spese, la contrazione del debito inizialmente dichiarata e attualmente smentita dal ministro e' dovuta solo ad artifici contabili connessi alle modalita' di gestione dei ritardi nei pagamenti dalla contabilita' dello Stato".
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